L’AI legge gli atti. Ma chi li controlla?

Dall’esperienza con gli avvocati, una riflessione sul valore della competenza professionale e del controllo umano.

Il 14 luglio ho portato il tema della deontologia forense e dell’AI nel confronto con gli Ordini degli Avvocati di Pescara e Chieti, insieme all’avvocato Roberto Scavizzi. Dietro quell’incontro c’erano mesi di lavoro organizzativo e una domanda che mi accompagna anche fuori dall’aula: che cosa deve saper controllare un professionista quando introduce l’AI nel proprio lavoro?

La lettura di un documento, la ricerca di un passaggio o la preparazione di una prima sintesi possono diventare attività più rapide. Resta però necessario confrontare il risultato con gli atti, verificare i riferimenti e capire quali informazioni sono state omesse. Un testo ben costruito non racconta, da solo, come è stato ottenuto né quanto sia affidabile.

Il punto che ho voluto mettere al centro è il governo dell’utilizzo: quali documenti trattare, in quali ambienti, con quali persone e con quali controlli. La competenza professionale è ciò che permette di riconoscere un errore significativo, una conclusione fuori contesto o un passaggio che richiede un approfondimento. È una capacità che merita di essere allenata insieme all’uso dello strumento.

L’entusiasmo che ho osservato nel confronto mi ha confermato il valore di una formazione legata alle situazioni reali. Da qui nasce il lavoro su un percorso più strutturato, capace di unire esercitazioni, metodo e responsabilità. Prima di delegare un’attività, mi interessa rendere esplicito il modo in cui ne valuteremo il risultato.

Se domani l’AI entrasse stabilmente nel flusso di lavoro di uno studio, quale controllo vorremmo trovare già al suo posto?